Data pubblicazione

 

Progetto ShiatsuDo - Chiapas

Redato da Sabrina Petrazzi

Articolo numero #4

 

Holà, que tal?

Sto imparando lo spagnolo alla grande! Mas o meno…

Dopo il viaggio ad Acteal, lunedì abbiamo iniziato il corso di shiatsu 1° livello, 4 ore al giorno per due settimane. Sono tutti ragazzi e ragazze giovani, alcuni spagnoli, altri messicani e 2 ragazze italiane che vivono qui in San Cristobal. Stiamo bene insieme, si lavora moltissimo perché c’è molto interesse e non ci stanchiamo mai. Con Vanessa abbiamo deciso di proporre il nuovo secondo kata, che lei ha appreso al seminario istruttori in Italia in questi giorni. Vanessa rientra in Mexico il 28 luglio, così faremo insieme gli ultimi 2 giorni di corso, arricchendoci tutti della sua presenza e dell’esperienza fatta in Italia.

In sede lavoriamo per 2 giorni con tutti i ragazzi che vogliono fare del volontariato, quindi ampliamo un poco la posizione sul fianco, in modo da poter trattare persone che non si possono girare nelle tre posizioni apprese nei kata (tipo gli anziani, che nelle comunità sono molti).

Proviamo anche a trattare sulla sedia, perché qui molte persone hanno difficoltà a sdraiarsi per ricevere, soprattutto le donne anziane, pudiche e diffidenti all’inizio, mettendole così un po’ più a loro agio nell’approccio.

Mi sono incontrata ancora coi ragazzi del secondo livello, per ripetere la posizione seduta e rivedere alcuni particolari del kata, oltre che stimolarli nel proseguire nello studio, perchè li vedo interessati alla teoria dei meridiani.

Esco soddisfatta da una settimana intensa di incontri, con la sicurezza nel cuore che ciò che da anni, specie con Francisco, viene qui seminato, dia i suoi succosi frutti.

Concludiamo la settimana con l’atteso incontro con la popolazione di Acteal. La strada per arrivarci è tortuosa, i taxisti spericolati, ma sia sabato che domenica arriviamo in anticipo ai nostri appuntamenti.. anche perché ogni volta dimentichiamo che sono indietro di un’ora rispetto a san Cristobal…

Sabato approfittiamo di viaggiare con Cecylia, la psicologa che dal ’97 segue la comunità, una giovane e coraggiosa donna che cura l’andamento della salute emotiva, fisica e mentale della popolazione, oltre che organizzatrice di eventi importanti per tutto il popolo latino-americano sui diritti umani. Spesso si ritrova sola a gestire il tutto, sia perché qui si procede molto a rilento, sia perché il ruolo della psicologia è poco riconosciuto, in particolar modo tra i medici e gli avvocati, che dovrebbero difendere le persone che sono state violate nei diritti di esseri umani.

Ma Cecy ha un gran coraggio e passetto dopo passetto, anno dopo anno, riesce a vedere qualche piccolo risultato, che, rapportato alla cultura messicana, è una gran conquista!

Rimaniamo d’accordo con Cecy che mi darà una copia del piano di salute progettato per Acteal e siccome la vedo entusiasta dello shiatsu in questo contesto, le ho promesso che coi ragazzi definiamo una serie di interventi da san cristobal, in modo da garantire un po’ di continuità, favorevole alla salute di tutti (sia sottoforma di trattamenti, che di un piccolo laboratorio per la popolazione e/o per i promotori di salute che in questi giorni si stanno formando).

Apro una piccola parentesi per dire che quando 2 anni fa c’è stata la scissione della comunità, tutti i promotori di salute, tranne due, sono passati dalla parte del denaro e dello stato, lasciando scoperta Las Abejas, che ora, raccolti un po’ di fondi, sta riformando lentamente nuovi promotori per tutto il territorio.

Sabato aspettiamo l’arrivo del promotore, che apre la clinica, in compagnia di Emanuel, un ragazzo ventiseienne, superstite del massacro. Carinamente ci racconta barzellette, storie e canzoni inventate da lui… il 90% delle quali contiene le parole “morte”, il “ricordo della famiglia perduta”, il “non dimenticare”, il “piangere”. Fortunatamente nelle storie di Emanuel esistono di fondo i concetti di Perdono, Cooperazione, Collaborazione, che lo rendono molto più saggio dei suoi 26 anni!! Lo ammiro proprio!

Una sua storia in particolare mi ha colpito, racconta di lui che incontra un passerotto. L’uccellino è molto arrabbiato con Emanuel perché ha ucciso suo padre. Gli chiede perché e il ragazzo gli risponde che aveva fame e l’uccellino padre è servito a sfamarlo. Il passero comprende allora la sua motivazione e sapendo che il padre è nella pancia di Emanuel è contento, perché il suo sacrificio è stato utile a qualcuno. Emanuel gli chiede Perdono per aver ucciso il papà-passero e per ricambiare accarezza il piccolo uccellino, pulendolo dalla polvere, e lo sfama. Gli dà u po’ di semini, poi ancora, poi ancora, finchè il piccolo si sente pieno. Diventano così amici e si scambiano complimenti,  e per il passero arriva il momento di andare. Emanuel gli raccomanda di non volare basso, i bambini giocano e potrebbero colpirlo, gli dice: “vola alto, alto, arriva alla cima della montagna, là nessuno può colpirti o ucciderti” e dopo essersi scambiati bacini e abbracci l’uccellino se ne va.

E quando finalmente arriva il momento di trattare Emanuel, tutto d’un tratto mi ritorna in mente la sua storia… Mi è venuto spontaneo chiedergli Perdono, l’ho accudito, coccolato, riscaldato nel trattamento, fino a che si è addormentato e alla fine ho lasciato che andasse per la sua strada, ringraziandolo per ciò che è.

 

In totale sabato abbiamo trattato 6 persone, le prime due vecchine molto all’erta, con gli occhi spalancati, la pelle dura e vissuta, le gambe molto serrate, anche se alla fine ci sono parse meno diffidenti. È stato poi il turno di un abuelito (nonnino) tutto vestito di bianco, col suo cappello da ranchero ed il bastone, e di Emanuel, entrambi si sono addormentati e rimasti contenti di aver ricevuto un po’ di coccole. Infine abbiamo trattato il promotore di salute e la moglie, Helena, promotrice anche lei, curiosi di provare gli effetti dello shiatsu (qui non c’è la cultura del massaggio, né tantomeno del contatto).

Domenica mattina altre 6 persone, arrivate alla spicciolata, sempre nel momento in cui ci sembrava non arrivasse più nessuno, ecco che ne spuntavano una o due, timidamente ma con curiosità. Sarebbe stato bello poter stare più giorni, man mano si passavano la voce e arrivavano! Ma continueranno i comp@ñeri coleti (di san cristobal) come è giusto che sia.

Emanuel si è fatto trattare nuovamente molto volentieri, e così il promotore di salute, cosa che mi ha fatto molto piacere perché significa che lo abbiamo interessato e spero che con Vanessa si riesca a dare qualche laboratorio perché persone come lui apprendano la nostra arte per accompagnarla ai loro rimedi naturali. Al di là del campo salutistico secondo me è molto importante che si instauri un rapporto di fiducia nella vita e negli altri, attraverso un contatto affettuoso, cosa in cui da anni non credono più, sia per quel che è successo che per cultura.

Inoltre Cecylia  ci ha fatto notare che da quando sono stati liberati alcuni paramilitari dal carcere, molte persone di Acteal abbiano avuto una recrudescenza abbastanza forte di sintomi post-tragedia, segnali di un evidente stato di all’erta e previsione di pericolo. E ricominciare tutto daccapo un’altra volta… Spero tanto che il progetto shiatsu continui e che li aiuti a sanare un poco quelle pesanti ferite, anche se la mia impressione è che non vogliono dimenticare, almeno finché giustizia non sarà fatta.

Ora inizia l’ultima settimana qui a San Cristobal, con un arricchimento speciale per me…toccando con mano la vera sofferenza, la vera lotta, la vera cooperazione di un piccolo GRANDE popolo sperduto tra i monti, ricco nel cuore e nella dignità di essere umano. COLABAL, che nell’idioma tzotzil, lingua di queste popolazioni indigene, significa GRAZIE!!!

 

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Progetto ShiatsuDo - Chiapas

Redato da Sabrina Petrazzi

Articolo numero #3

 

Oggi, venerdì 15 luglio, siamo state in un piccolo pueblo di montagna, ad un’ora e mezza di macchina da San Cristobal, che si chiama Acteal. Non so quanti di voi ne abbiano sentito parlare prima… noi mai, se non da qualche giorno, perché le ragazze qui volevano andarci a fare un po’ di trattamenti. È un posto speciale, povero, essenziale, ma la gente vive secondo natura.Non hanno luce, anche se il Chiapas è il maggior produttore di energia elettrica (70%) dell’intero Messico; non hanno acqua potabile, e anche di questa il Chiapas ne è ricco; non possono godere delle grandi risorse naturali che la loro terra offre, se non per il minimo sostentamento! Pagano le imposte, ma non hanno cure, ospedali e la scolarizzazione è molto carente. Per il governo messicano, fino a una ventina di anni fa, tutte queste popolazioni indigene che abitano il Chiapas non esistevano… li consideravano animali, incapaci di intendere solo perché parlavano lingue diverse ed avevano il colore della pelle scuro come la terra. Certo, non erano colti o ricchi come intendiamo noi, e la maggior parte non lo è ancora, ma nessuno di noi ama e rispetta la Terra in quanto Madre come lo fanno loro. Seguono i cicli stagionali, non hanno l’ora legale, si nutrono di ciò che la terra offre loro o gli permette di coltivare, non intendono assolutamente commercializzare o sfruttare la terra, che per loro è “Sagrada”, Sacra. “EN LA TIERRA TENEMOS VIDA” ci spiegano i nostri narratori, due uomini dell’assemblea comunitaria che ci parlano della loro storia. “LA TERRA NON SI VENDE, SI DIFENDE”, queste le parole in cui fortemente credono.

Per questo non piacciono al governo, esecutore di un potere che hanno in mano i grandi imprenditori, le multinazionali, i ricchi del Messico, che vorrebbero solo sfruttare i giacimenti e le miniere, tesori di questo stato. Infatti mandano esploratori, agenti di governo per studiare suolo e sottosuolo, ma queste persone purtroppo non hanno nessun riguardo per i villaggi ed i loro abitanti, passano e rubano nelle case quando i contadini sono nei campi. Riferiscono al governo che gli indigeni non sanno fare nulla, non sanno sfruttare la terra, non sanno lavorare, che occupano quelle terre senza produrre. Li obbligano ad informare il governo di tutto quel che fanno, dove coltivano, quali e quante piante tagliano per fare la legna, solo per tenere d’occhio come vivono e se decidono di sfruttare i giacimenti su cui lo stato vuol mettere le mani. Arriva però il momento che i chiapanenchi cominciano a ribellarsi a tutti questi soprusi.E così, mano a mano che la coscienza di questi popoli si fa più forte, più consapevole, cresce la tensione col governo, che tenta in molti modi di espropriare terreni, case e soprattutto identità. Vediamo come. All’inizio la chiesa cattolica ha aiutato molto queste popolazioni attraverso l’impegno del vescovo Samuel Ruiz, ma poi subisce l’influenza negativa del governo e le comunità decidono di diventare AUTONOME (1992): ogni pueblo ha la sua giunta (Mesa directiva), quasi quotidianamente i rappresentanti di ogni famiglia si trovano e decidono collettivamente ciò che è bene per la comunità, i terreni sono comunali, non esiste proprietà privata. Mentre nascono movimenti sociali di difesa dei diritti umani e territoriali (ad es. il movimento zapatista, qui ad Acteal il movimento Las Abejas), il governo si sente allarmato e comincia ad armare nuove leve, all’interno delle popolazioni limitrofe, promettendo denaro ai giovani sbandati, senza casa, senza profonda cultura, facendoli formare dall’esercito e chiamandoli Paramilitari.Le organizzazioni indigene cominciano ad unirsi, scoprendo che hanno obiettivi comuni, marciano per la pace e per cercare un dialogo con le autorità statali, che fingono di non sentirli, fino a che comincia la guerriglia, unico modo, secondo gli zapatisti, di farsi notare e sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale. Allora nel ’96 riescono a far firmare al governo il trattato di San Andreas, con l’accordo che gli abitanti del Chiapas avrebbero avuto pieni diritti sulle loro terre. Questo documento però non è mai stato trasformato in legge perché va contro gli interessi dello Stato e dei ricchi imprenditori. I chiapanenchi non demordono, anzi, si uniscono ancora di più e la loro forza fa paura al governo, tanto che, finito l’addestramento dei paramilitari, li manda ad assediare le organizzazioni sulle montagne, con tutti i mezzi possibili. Anche se Las Abejas è una società civile non violenta, quindi priva di armi, viene accerchiata e massacrata in un momento in cui stava protestando con preghiera e digiuno, il giorno 22 dicembre 1997. Vengono uccise 45 persone, di cui 4 donne incinte, mentre tutti cercano di scappare. Solo tre persone sono i superstiti, e ne portano segni evidenti ancor oggi, sia di ferite fisiche che psicologiche. Emanuel, 26 anni, ha ancora quella paura negli occhi!Molti dei dintorni, per paura, non sono tornati nelle loro case per 4 anni ( chiamati desplaçados).Il governo tuttora cerca di tenere occultata questa strage, facendo scrivere da giornalisti che è stato un conflitto intercomunitario. Ha incarcerato 80 paramilitari, quelli stessi che ha addestrato, per non farli parlare. Da poco ne ha scarcerati 29, ai quali ha dato soldi e una nuova collocazione, lontano da Acteal. Non solo, cerca di dividere le comunità comprando i leader e creando contrasti all’interno delle assemblee comunitarie, tanto che nel 2007 c’è stata una vera e propria scissione della comunità, una parte che accetta gli aiuti statali, l’altra che si rifiuta di dimenticare e accettare compromessi con uno stato che gli ha fatto guerra uccidendo il proprio popolo. Las Abejas rimane una comunità autonoma, che continua a difendere la Terra, mantenendo i principi di non violenza, grande fede e condivisione.

I nostri narratori riassumono in poche parole la loro filosofia:“non esiste la parola yo (io) qui, diciamo sempre nosotros (noi)”Con questo spirito di condivisione e rispetto per loro e la loro terra, andiamo a trattarli sabato e domenica prossimi e scriviamo questo articolo, affinché siate partecipi e possiate divulgare la vera storia di Acteal.

 

N.B. “Las ABEJAS” significa Le Api, hanno scelto questo nome perché questi insetti costituiscono una società collaborativa, sono produttive e si nutrono di ciò che producono, hanno la Regina (che per loro è Dio) e condividono pacificamente un’unica casa (la loro comunità).

 

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Progetto ShiatsuDo - Chiapas

Redato da Sabrina Petrazzi

Articolo numero #2

 

La seconda puntata dei nostri incontri coleti (così si chiamano gli abitanti di San Cristobal) ci ha visti impegnati nella programmazione delle attività comuni della sede: sabato una serata di presentazione del curso de shiatsu che partirà lunedì prossimo in città; una serie di incontri ad Acteal, un villaggio indigeno in cui proporremo sia trattamenti agli abitanti che portano ancora i segni della guerriglia contro l’esercito messicano, sia un laboratorio di lavoro sul contatto, per dare la possibilità di trattare autonomamente queste e altre persone bisognose.. e credetemi, qui c’è proprio bisogno! Nei villaggi, la maggior parte della gente lavora con orgoglio e fierezza la terra, o comunque fa lavori manuali, quelli che da noi non fa quasi più nessuno… portano pesi incredibili, uomini, donne ed anche i bambini… occhi profondi, rughe profonde come i solchi nella rossa terra che abitano, mani callose e quella durezza- corazza data dal vivere in condizioni di essenzialità.

Ma da noi nessuno ha questo amore ed attaccamento rispettoso alla Terra come loro!

Per il laboratorio nel carcere femminile, tutto è un po’ in stand by, poiché l’organizzazione interna non è ben strutturata, ma il vero scoglio è la mancanza di continuità, sia delle carcerate, dato che spesso vengono chiamate per altro (telefonate, visite, visite mediche), sia delle shiatsuka che subiscono le continue variazioni di spostamenti per viaggi/lavoro. Vedremo insieme se riusciamo a strutturare un percorso che aggiri lo scoglio. Flavia mi ha raccontato che molte donne sono in carcere senza sapere di che cosa sono accusate, altre che hanno sì ucciso o aggredito, ma per disperazione, per evitare ulteriori violenze e si ritrovano lì, mentre il marito o chi per esso non è stato nemmeno accusato! Molte di esse, quindi, non si alzano neppure dal letto la mattina, perché sanno che non c’è vita o giustizia per loro. La ragazza che lavora nel carcere, parlando con Flavia, le ha chiesto un percorso di riabilitazione al lavoro, una volta che queste donne escono… speriamo che si riesca ad aprire uno spiraglio e che ci sia sempre più giustizia.

 

Intanto pratichiamo un po’ insieme i kata, come momento di condivisione e ripasso di tutto il lavoro fatto con Francisco e Vanessa.

Venerdì faremo con Serena, shiatsuka che organizza viaggi di turismo responsabile, un sopralluogo ad Acteal, per conoscere le condizioni di vita autoctone e rendere più mirato il nostro intervento. Vi comunicherò le mie impressioni nel prossimo nostro appuntamento. Le foto allegate oggi sono una di un corso che Vanessa e Chari hanno fatto questo inverno, l’altra di un incontro che le ragazze hanno fatto in una cooperativa artigianale di donne indigene, iniziato con trattamenti shiatsu e finito con una danza (marimba) in casa loro.. bellissimo momento di gioia e condivisione! Que te vaya bien.

 

Sabrina Petazzi

 

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Progetto ShiatsuDo - Chiapas

Redato da Sabrina Petrazzi

Articolo numero #1

 

Holà, italianos! Vi parlo da San Cristobal, siamo arrivate ieri sotto la pioggia, che ci accompagnerà in questo viaggio (qui è la stagione delle piogge fino a dicembre circa), ma questo non conta quando trovi il calore delle persone che ti accolgono, i sorrisi, la voglia di condividere tempo, talenti e contatto umano. Oggi abbiamo incontrato al centro ”el puente”, la sede che utilizzano gli shiatsuka chiapanenchi  per praticare, Chari, Serena, Ruben, Eva e Sandra, che vedete nella foto. Ci siamo accordati per lunedì di praticare insieme, non vedo l’ora!!

 

Vi aggiorno sui progetti che stanno iniziando mano a mano che ho notizie più certe, la loro voglia di praticare è tanta, nonostante le difficoltà di tenere in piedi la sede. Quest’ultima foto, se può interessare, l’abbiamo fatta in piazza della cattedrale, vedendo un piccolo spettacolo di danza maya, in cui ci spiegavano, molto fieramente, che l’uomo fa da tramite tra cielo e terra. Nella danza si raccolgono le energie della Madre Terra e le piume del copricapo trasmutano queste energie al Cielo.

 Hasta luego a todos!

 

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Progetti di ShiatsuDo - Cuba e Messico

Francisco Contino

maggio 2009

 

Nel periodo gennaio - maggio 2009 si sono realizzate diverse iniziative a Cuba e nel Chiapas in Messico collegate ai Progetti Internazionali di Shiatsu Do.

Queste esperienze hanno permesso consolidare l'intento dell'Associazione di diffondere lo spirito dello Shiatsu do all'estero e soprattutto hanno permesso la realizzazione di alcuni accordi che fanno ben sperare per il proseguo e lo sviluppo delle prossime iniziative. A Cuba è terminato un 1°P.P. nello spazio del Museo Municipale di San Lazaro dove sono anche continuati i trattamenti alle persone del quartiere rafforzando l'interesse a continuare lo studio professionale e l'aspettativa delle persone per i benefici dei trattamenti.

Due sono però i risultati più importanti: la direzione del Convento di Belen, che accoglie diverse centinaia d'anziani, in conseguenza dei buoni risultati ottenuti con i trattamenti eseguiti in questi ultimi 2 anni, ha deciso di proporre alla direzione della Cooperazione Internazionale dell'Historiador de la Habana Vieja un progetto di formazione d'operatori per anziani che lavorerebbero in seguito nelle strutture esistenti.

L'approvazione di questo progetto permetterebbe il riconoscimento ufficiale dell'efficacia dello shiatsu per gli anziani e la prima esperienza di formazione in collaborazione con gli enti della cooperazione internazionale cubana. L'altra rilevante ed emozionante esperienza è stata il primo corso di Shiatsu organizzato a Santiago di Cuba, la seconda città per importanza.

Oltre a verificare di nuovo l'entusiasmo che la pratica dello shiatsu produce nei partecipanti ha permesso consolidare l'adesione dei responsabili dell'Associazione dei Pedagoghi di Cuba con i quali abbiamo firmato un accordo per continuare nella formazione d'operatori specializzati nei trattamenti con gli anziani. A San Cristobal de las Casas nel Chiapas dove siamo presenti con i nostri progetti da circa 2 anni, i corsi e trattamenti eseguiti in varie realtà sociali hanno convinto e stimolato un gruppo di studenti con diversa esperienza a fondare una scuola permanente di Shiatsu do. È già stato individuato il locale, le persone per gestirlo e si è definito un primo calendario d'iniziative.

Dopo di quella a Brasilia sarebbe la seconda sede di Shiatsu Do in America Latina. E' ovvia l'importanza di tale decisione che permetterà un'attività continuata e faciliterà gli eventuali incontri tra operatori locali ed italiani. Il sogno di fondare la prima scuola internazionale di Shiatsu do a San Cristobal de las Casas, città cosmopolita per eccellenza, sta diventando realtà.

 

L'insieme d'esperienze di relazioni di scambi culturali d'amicizie profonde accumulato finora e quello prevedibili nel futuro sta dimostrando che l'idea dell'associazione di diffondere lo shiatsu do come strumento per migliorare le relazioni tra le persone, qualunque siano le caratteristiche, non è il frutto di una mentalità colonizzatrice ma di un sincero desiderio d'incontro ed arricchimento spirituale reciproco.

 

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La prossima visita a San Cristobal de las Casas: cosa si augura l'Associazione di volontariato Shiatsu Do?

Francisco Contino, Cuba e Mexico

21 gennaio 2009

 

Dal 7 febbraio al 20 marzo saremo di nuovo nell'affascinante regione del Chiapas (Mexico) a proseguire il nostro sogno di diffondere la passione per lo shiatsu do. Cosa abbiamo realizzato nella precedente permanenza?

Trattamenti nella comunità di riabilitazione Volver a Vivir conclusi con un accordo per proseguirli e per organizzare se possibile un laboratorio con gli ospiti, trattamenti con gli abitanti del Barrio de la Zona Norte anche essi conclusi con un accordo simile e con la prospettiva di praticare soprattutto con una associazione di donne madri e sole.

Riprenderemo i contatti con il Hogar comunitario Yachil Antzetic dove alcune operatrici italiane hanno trattato alcune donne ospiti nella speranza di stabilire un incontro per la prossima estate. In collaborazione con Laura Miranda dell'Associazione Mariestopes e di Chary, una nostra operatrice del centro di terapie maya Inlakech, proveremo ad organizzare un nuovo 1° percorso professionale di shiatsu e concludere il 2° percorso con alcuni tenaci anche se pochi studenti Verificheremo la possibilità d'organizzare un altro 1° percorso di shiatsu nella vicina città di Tuxla affidandoci alla collaborazione di una nostra allieva.

Cercheremo in loco di verificare l'attendibilità e la praticabilità di alcuni contatti a nostra disposizione. Infine continueremo l'esperienza più emozionante, entrare con lo shiatsu do nella comunità indigena e zapatista di Ovendik con la cui giunta del buon governo abbiamo sempre l'estate scorsa firmato un accordo di cooperazione per un corso di base con le donne delle comunità indigene limitrofe.

In attesa dell'estate e delle condizioni climatiche più favorevoli mi auguro e mi propongo di stabilirmi alcuni giorni nella comunità per eseguire trattamenti che rendano più familiare la pratica dello shiatsu do.

 

LE INIZIATIVE SONO MOLTE ED ALTRE POTREBBERO INIZIARE: CHI E' INTERESSATO A PRATICARE LO SHIATSU DO ED A CONOSCERE CULTURE E REALTA' DIFFERENTI E' IL BENVENUTO!

 

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Attività a San Cristobal de las Casas - Chiapas (luglio-agosto 2008)

Francisco Contino

agosto 2008

 

» Centro di riabilitazione VOLVER A VIVIR

» Coordinacion general de barrios y colonias de la zona norte

» Incontro con le donne della Casa di accoglienza

    Hogar Comunitario Yachil Antzetic

» Corsi professionali

» Accordo con la Junta del Buen Gobierno del Caracol di Oventic

 

 

Durante la permanenza mia e di un gruppo di operatrici a San Cristobal de las Casas (luglio - agosto 2008) sono state realizzate le seguenti attività

 

- Centro di riabilitazione VOLVER A VIVIR

In seguito all'accordo firmato nel precedente viaggio con il Centro di riabilitazione VOLVER A VIVIR si sono eseguiti numerosi trattamenti che hanno coinvolto quasi tutti gli ospiti.

I trattamenti avevano una durata di soli 30 minuti per poter coinvolgere tutte le persone, hanno ricevuto un'ottima accoglienza che si riconosceva dal rilassamento e commento finale e dalle domande di curiosità sullo shiatsu. All'esperienza hanno partecipato operatori ed operatrici italiani.

Conclusa l'esperienza si è ritenuto opportuno proporre al direttore un nuovo accordo col quale si manifesta l'intenzione di proseguire nei trattamenti e soprattutto di realizzare un laboratorio di shiatsu per permettere agli ospiti, in maggioranza giovani, d'apprendere una semplice sequenza e migliorare l'autostima e la relazione con gli altri.

Dopo la lettura dell'accordo proposto, il commento del direttore è stato un laconico ma espressivo "perfetto".

 

- Coordinacion general de barrios y colonias de la zona norte

Analogamente in seguito al precedente accordo con i responsabili della Coordinacion general de barrios y colonias de la zona norte dopo una conferenza un pò surreale con un auditorio alquanto eterogeneo, si sono potuti organizzare 2 incontri per i trattamenti, il primo in una giornata di pioggia torrenziale in un locale di fortuna, un secondo in condizioni più favorevoli. Soprattutto questo che ha visto la partecipazione di un folto gruppo di operatrici e di ospiti in maggioranza donne, si è concluso con la richiesta pressante di continuare.

Con rammarico abbiamo dovuto comunicare che la nostra permanenza si stava concludendo, ma abbiamo concluso un accordo con i responsabili del centro che prevede la continuazione dei trattamenti e la proposta di un laboratorio ideale per una prima esperienza di shiatsu e di socializzazione.

Ci siamo salutati ascoltando le loro richieste insieme con un abbraccio affettuoso.

Gli accordi firmati attendono ora solo l'arrivo d'altri operatori volontari per la loro realizzazione: speriamo che questo avvenga in tempi brevi

 

- Incontro con le donne della Casa di accoglienza

   Hogar Comunitario Yachil Antzetic

Questa casa accoglie donne giovani e giovanissime che vivono una gravidanza diciamo non desiderata e che sono una situazione psicologica e sociale drammatica.

Dopo alcuni incontri con le responsabili per conquistare la fiducia e conoscere le attività della vita comunitaria, è stato possibile ad un gruppo di donne operatrici passare una giornata con le donne ospitate facendo conoscenza della loro delicata condizione, trattandone alcune e soprattutto cercando mediante un'affettuosa e rispettosa presenza ed anche lo shiatsu d'alleviare un poco la pesante condizione di donne obbligate a vivere una condizione non desiderata sotto qualunque aspetto ed il cui futuro è solo fonte d'angoscia.

Anche in questo caso estremo lo shiatsu si è dimostrato un modo di alleviare ed in ogni caso di compartire un poco situazioni che sfiorano l'isolamento ed il rifiuto dei contatti

 

- Corsi professionali

Sono continuati alcuni incontri con gli studenti dei corsi precedenti, la cui presenza è stata però discontinua per vari motivi.

Riteniamo che la fase dei corsi organizzati sull'onda dell'entusiasmo sia finita, anche se ha goduto di momenti di partecipazione splendida, per la breve permanenza dell'istruttore e per la mancanza di locali e di responsabili che possano seguire la pratica.

Si è trovato un accordo verbale con una studentessa del percorso, una professionista e motivata per lo shiatsu, di diventare l'organizzatrice e la persona di riferimento per un eventuale prossimo corso che potrebbe realizzarsi nel prossimo febbraio.

Un analogo accordo verbale d'intenzione è stato espresso con alcune studentesse del 2 p.p. per verificare la possibilità di organizzare un corso nella vicina città di Tuxla

 

- Accordo con la Junta del Buen Gobierno del Caracol di Oventic

E' stato firmato con LA JUNTA DEL BUEN GOBIERNO DEL CARACOL DI OVENTIC un accordo per realizzare una prima esperienza residenziale di shiatsu con le donne delle comunità indigene.

L'accordo ha permesso anche una prima forma di solidarietà con la comunità: l'associazione shiatsu do ha versato un contributo per la ricostruzione della clinica locale andata distrutta in seguito ad un incendio, ha garantito la fornitura del materiale necessario e la copertura delle spese per la partecipazione delle donne al corso.

Chi segue le vicende sui progetti internazionali sulla rivista, si ricorderà che avevo terminato il racconto del primo incontro surreale ed enigmatico con la junta zapatista, con "un arrivederci alla prossima puntata per scoprire cosa pensano gli zapatisti dello shiatsu".

Questa nuova puntata mi ha concesso l'emozione di ascoltare la voce cordiale dei responsabili che mi annunciavano l'autorizzazione al progetto.

Chi conosce un poco la realtà di vita delle comunità e i problemi che devono affrontare sicuramente capirà la mia soddisfazione per la fiducia concessa e soprattutto per la possibilità di condividere in parte il loro splendido percorso d'autonomia e di costruzione di un mondo migliore, più degno e più giusto.

Purtroppo alcune difficoltà ed imprevisti hanno reso impossibile la realizzazione in questo periodo.

Mi auguro, è un mio impegno, che questo progetto e sogno si realizzi in tempi brevi.

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