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A maggio 2013 ha inizio l’avventura “Shiatsu al femminile” un progetto pilota strutturato in moduli di apprendimento pratico , il primo di 50 ore,  per la verifica della disponibilità e fattibilità del percorso e lo studio delle basi della disciplina. Riporto qui alcune note scritte “a caldo” nei giorni libanesi di maggio e novembre.
All’appello hanno risposto in molte desiderose, come hanno scritto nella breve presentazione, di imparare qualcosa che possa essere d’aiuto a se stesse, ai propri numerosi familiari e alla comunità. Qualcuna si dice anche curiosa nei confronti di culture differenti. c’è chi accenna alla difficile situazione economica e forse spera in qualche ricaduta lavorativa, altre semplicemente sono felici di uscire dalle tetre umide e affollate stanze dei loro alloggi e avere tre ore tutte per sé. 

  


Si chiamano Nahali, Abeer, Nidal, Hiba, Siyam, Azeeza, Syreen, Nasreen e altri inconsueti e impronunciabili nomi che solo dopo dieci giorni di permanenza e differenti strategie di memorizzazione cominciano a diventare familiari. Arrivano alle 4 di pomeriggio al centro culturale-sociale Al Houlha, sorridenti anche se non sempre puntuali, indossano l’abaya, lunghe palandrane, per lo più nere, spesso semplici,  a volte ricamate e luccicanti ai bordi, hanno solo le mani e il viso scoperti malgrado l’afa del maggio libanese le cui temperature hanno  fatto registrare picchi di 35 gradi. Alcune tra le più giovani indossano jeans e t-shirt civettuole seppur abbottonatissime , ma le braccia sono sempre coperte e il capo rigorosamente incappucciato nell’ hijab.  Arrivano dai diversi quartieri del campo profughi di Burj el Shamal ( quartieri si fa per dire visto che l’intero campo ha l’ampiezza di un chilometro quadrato), percorrendo vicoli stretti come corridoi, spesso ingombri di detriti e immondizie.
Entrano spaesate nella sala grande appositamente tappezzata di tatami, si siedono a terra schiena al muro. Senza togliersi nulla dei loro ingombranti e soffocanti orpelli parlano piano tra loro e ridono: suoni astrusi, commenti ed emozioni indecifrabili per me e Olga, uniche italiane, europee, occidentali in questa parte del campo. Piano piano qualcuna prende coraggio, comincia a stendere il suo telo sui tatami, si siede in seiza in un punto del cerchio, ancora ipotetico, che darà inizio alla sessione, altre imitano spontaneamente,  le più hanno bisogno di un mio richiamo: finalmente siamo in cerchio, in silenzio, schiene dritte per il “gashò”, il saluto iniziale e finale che non tutte pronunciano, forse temendo di invocare con quel suono estraneo qualche intrusa divinità che Allah potrebbe non approvare….


Dopo maggio c’e stato novembre e un secondo modulo, un secondo livello di apprendimento in cui si sono perfezionati i kata del primo livello con l’aggiunta di tutti i meridiani e della posizione sul fianco.
Sono in 15 a frequentare il secondo livello, 16 con Abeer, l’assistente sociale di Assomoud che apprende lo shiatsu ma soprattutto traduce dal mio povero inglese all’arabo. Le donne  hanno praticato durante tutto il tempo, da maggio a novembre, prendendosi, come dicono contente, belle soddisfazioni dall’apprezzamento di amici e parenti, la maggior parte di loro ha continuato ad incontrarsi una volta alla settimana per lavorare insieme nel centro di Aloula, tutte le presenti, dopo la scrematura del primo corso, sono decise a continuare e ci tengono moltissimo a meritare gli attestati di frequenza e il diploma finale che, in collaborazione con la scuola Shiatsu-Do, arriverà l’anno prossimo a coronare la loro fatica e la nostra avventura. Salwa, Mariam, Nawal, Amani, Lulu, Mona e le altre sono “qui e ora”, come raccomando continuamente, “here and now”, “huna wa halan”…… hanno lasciato a casa padri madri suocere nuore, oltre a cinque o sei figli a testa, per non dire di nipoti cognati cugini, la grande famiglia che è tutto quello che hanno in un presente squallido e un futuro assente. Mi ringraziano sorridendo con gli occhi per essere ancora con loro, e rispetto alla prima  volta, tutto fila più liscio e disinvolto: abbigliamento, posizioni, respiro, fluidità delle movenze nell’esecuzione del kata.


Anch’io sono grata per il calore e l’umanità che  sprigiona dall’insieme e per l’avventura che ho scelto di vivere, per questo voglio dire GRAZIE ad ognuna delle “mie donne”: Abeer, Amal, Souad, Mona,Nidal, Nawal, Nisreen, Samar, Mariam, Sumaiya, Lulu, Azeeza, Seham, Salwa, Fatima…siete bellissime nel vostro hijab che incorona visi e sorrisi aperti e fiduciosi…
Il tempo dedicato e la fatica, che alcuni giorni, alla fine delle lezioni, mi era sembrata così intensa, sono stati ben ripagati, quello che si dà con il cuore arriva al cuore e lo shiatsu, “l’arte di avere il cuore nelle mani” ha saputo ancora una volta parlare in vece nostra al cuore di tutte noi, aldilà delle differenze di lingua, cultura, tradizioni. Tornerò ancora in questo campo il prossimo anno, voglio seguirle fino alla fine della formazione, spero di lasciare loro, insieme ad una piccola possibilità di lavoro e benessere, i semi di una nuova liberante consapevolezza , una piccola pacifica “rivoluzione” in cui anche lo Shiatsu e la saggezza orientale possono essere un tramite e non solo un fine.

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